Tutti i pericoli “e le follie” di una liberalizzazione edilizia

Le obiezioni sul pacchetto per l’edilizia esistono, certo, ma sono come sospese. Il più attendista è il direttore generale del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, Marco Magnifico, che mette subito le mani avanti contro “il malcostume italiano di commentare un testo di legge senza averlo letto”, ma anticipa al Foglio le possibili riserve. Leggi: “Liberare il territorio costruendo. A Milano lo facciamo già”, Le magnifiche sorti e progressive della nuova città verticale e Indurre la ripresa facendoci ristrutturare la casa
13 MAR 09
Ultimo aggiornamento: 20:59 | 21 AGO 20
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Roma. Le obiezioni sul pacchetto per l’edilizia esistono, certo, ma sono come sospese. Il più attendista è il direttore generale del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, Marco Magnifico, che mette subito le mani avanti contro “il malcostume italiano di commentare un testo di legge senza averlo letto”, ma anticipa al Foglio le possibili riserve: “Nell’ansia sacrosanta di deburocratizzazione, non vorrei che il governo presentasse un provvedimento che delegittimi le leggi locali, come i piani regolatori o i piani paesaggistici, secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali, autorizzando la semplice autocertificazione del progettista”. In concreto, sarebbe un boomerang agire a favore dell’edilizia ma in deroga alle normative vigenti. “L’Italia già è un paese rovinato da progetti schifosi approvati dai comuni – dice il direttore del Fai – s’immagina cosa succederebbe se ora i cambiamenti fossero affidati alla sola autocertificazione del progettista?”.
Possibilista è anche lo scrittore Raffaele La Capria, che ha posto la fine dell’armonia tra l’uomo e la natura al centro della sua narrativa: “Non credo sia un provvedimento sbagliato per rilanciare la crescita e per dare lavoro agli immigrati, sottraendoli alla schiavitù del caporalato per farne dei muratori. Tutto sta nel vedere però come si articola. La tendenza degli italiani a delinquere è sempre presente, infatti. Forse, bisognerebbe imitare la legge Galasso, che col divieto di edificare a 300 metri dal mare ha impedito la condanna delle nostre coste all’abominio, anche se in molte regioni del sud, come la Calabria, le infrazioni compiute nell’interregno non sono mai state sanate”.
Eppure, il bilancio della legge Galasso a più di vent’anni dalla sua approvazione, è positivo. E’ lo stesso storico dell’Università di Napoli, che nel 1985 era viceministro dei Beni culturali e ambientali, a riconoscerlo. “Quella legge mirava a regolamentare l’attività edilizia e a modificare gli edifici in base a un protocollo rispettoso della fisionomia naturale e storica del paesaggio circostante”, dice Giuseppe Galasso. Quanto al nuovo progetto di legge: “In via di principio non dovrebbe sollevare obiezioni. Il presupposto infatti è che non siano misure edilizie, ma misure per il finanziamento dell’edilizia valide nel quadro delle norme vigenti. In altri termini, il governo fornisce incentivi, ma la normativa spetta alle regioni, che dal 1985 sono responsabili dei propri piani paesaggistici e ambientali. Resta da vedere che cosa ne uscirà fuori, e in che modo la realtà amministrativa finirà per commisurarsi al principio e alle indicazioni del governo. Il rischio più grave sarebbe una sanatoria dell’abusivismo e del relativo contenzioso. Il che sarebbe un male”.
Il più perplesso è Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza, da lui fondato vent’anni fa in omaggio all’ideale di Goethe, che vedeva la bellezza “come una seconda natura che gli italiani erano riusciti a costruire sulla prima”; natura che oggi per Emiliani è minacciata da un’espansione edilizia fuori controllo e da una concezione “mediocre” di un immenso patrimonio artistico e ambientale. “Siamo il paese che ha il più alto consumo di suolo libero in Europa, pari a 100 mila ettari l’anno”, dice Emiliani. “In 12 anni rischiamo di cementificare una regione grande come la Puglia”. Le cifre parlano: 130 milioni di stanze per 60 milioni di abitanti, 183 mila alloggi sfitti nel solo comune di Roma. “Da sette anni una febbre edilizia ha disseminato l’Italia di cantieri, l’edilizia pubblica è scesa all’1 per cento, mentre i comuni utilizzano i proventi dell’urbanizzazione per tappare le falle delle spese correnti. C’è tutta un’edilizia anni ’60 e ’70 da abbattere, è vero. E chi si lancia nell’impresa ha diritto a un premio; ma il 20 per cento in più di cubatura è una follia, come il permesso di murare terrazze e balconi, con effetti di abusivismo sicuri, o come l’idea di abolire la concessione comunale per sostituirla con una dichiarazione giurata del progettista, che finirebbe per diventare il controllore di se stesso”.